Tour della Sicilia occidentale

Da Palermo a Marsala

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La Sicilia è come una bella donna. Mediterranea, occhi scuri e un carattere dolce e graffiante allo stesso tempo. Vuoi sedurla, e provarci diventa la cosa più appagante dopo che l’hai conosciuta!
Le immagini che mi scorrono nella mente, ora che sono lontano, precipitano tutte inesorabilmente il quel vuoto che mi si è formato nel cuore da quando sono tornato in Brianza.

In passato sono stato accusato da tanti di essere “troppo profondo” e di cercare incessantemente un significato nelle esperienze di vita, oltre che di avere una visione eccessivamente romantica della vita. Io penso che queste siano caratteristiche che appartengono agli uomini che rifuggono il tempo, e che pur tenendo sempre un occhio rivolto al futuro si rendono conto dell’importanza del presente.

Questa per me era la 4° volta in Sicilia in soli 8 mesi, ed in questo momento già sto organizzando la 5°. Mai avrei immaginato di prendere così tante volte un aereo per tornare nello stesso posto, ma la verità è che ci ho  sempre sperato, perchè significa che ho torvato qualcosa di speciale per me.
Tutti i miei viaggi passati erano la ricerca di quel qualcosa, di un luogo in cui sentirmi me stesso, di emozioni, e soprattutto di amore.

“La gente, pensa che la cosa peggiore sia perdere una persona a cui si vuole bene. Si sbaglia. La cosa peggiore è perdere sé stessi mentre si vuole troppo bene a qualcuno, dimenticarsi che anche noi siamo importanti.”

Fabio Volo

Il mio tour della costa ovest della Sicilia parte inesorabimente dalla città di Palermo, che ai miei occhi è come una città sospesa di qualche libro di fantascienza. Una città dal gusto esotico dove stare all’ombra di una palma equivale a fermare il tempo nel momento stesso in cui il contagiri delle emozioni impazzisce. Ma di Palermo ho già ampiamente parlato nei miei articoli dal titolo: Palermo in 4 giorni, 10 cose da mangiare a Palermo, 4 parchi da visitare nel cuore di Palermo, le chiese più belle di Palermo, una giornata a Mondello la spiaggia di Palermo.

Dopo essere atterrato all’aeroporto Falcone e Borsellino ritiro la mia auto a noleggio (una fiat panda grigia) e vado nella direzione opposta rispetto a Palermo percorrendo strede nuove, in direzione di panorami differenti.

La prima tappa è Terrasini, un paese che in questa mattina di maggio si presenta semideserta. Parcheggio l’auto davanti ad un monumento che raffigura la scritta LOVE proprio fronte mare e mi avvicino alla scogliera per respirare un po della salsedine che impregna l’aria.

Da Terrasini mi sposto quindi nella più rinomata Castellammare del Golfo, che trovo altrettanto deserta se non fosse per qualche turista straniero che si aggira tra le sue viette scattando fotografie e commentando i cartelli su cui sono scritti i menù dei diversi bar e ristoranti. Immaginare Castellammare invasa dalla gente nei weekend e nei periodi di alta stagione è facile e così giro industurbato per un oretta assaporando il profumo del mare e il caldo sole che comincia ad arrossare la mia pelle. E’ qui che assaggio la mia prima “genovese”, un dolce tipico della provincia di Trapani e che da inizio alla scorpacciata che mi farà ingrassare di ben 3 Kg in soli 7 giorni!

Da Castellammare riprendo così il viaggio verso San Vito Lo Capo, ma c’è ancora un’ultima tappa che voglio fare prima di raggiungere quello che è il punto più a nord-ovest della Sicilia, oltre il quale c’è solo il mare.
A circa metà strada tra Castellammare e San Vito faccio visita alla tonnara di Scopello ed ai suoi faraglioni che nel corso degli ultimi anni sono stati lo scenario per diversi registi di spot tv e film.

La vista che si dischiude dinnazi ai miei occhi mi regala un emozione paragonabile soltanto a quella dell’incontro con la ragazza del mio cuore! I colori accesi del mare e della vegetazione sono da togliere il fiato, e penso subito a quanto avrei voluto condividere questo momento con una persona speciale, perchè momenti come questi sono il vero succo della vita. La tonnara è ormai in disuso, nel senso che le mattanze non si fanno più da anni e la struttura è adibita ad altro. Così, dopo aver pagato l’ingresso, mi ritrovo immerso nell’atmosfera in cui il presente si mischia al passato in un cocktail di sensazioni che mi fa sentire al contempo turista e parte della storia millenaria di questa meravigliosa isola.

Respiri piano per non far rumore
Ti addormenti di sera
Ti risvegli con il sole
Sei Chiara come un’alba
Sei fresca come l’aria!

Vasco Rossi

A trascinarmi ancora di più nel “mood Sicilia” è la ragazza che fa la guida alla tonnara, che illustra e racconta ai presenti il passato di questo luogo senza risparsi diversi termini tipicamente siculi. Non dimenticherò mai la disinvoltura con cui turisti del nord italia e stranieri hanno finto di comprende la frase “lassù appizzavano le santuzze” riferita al fatto che i pescatori attaccassero delle figure dei santi (ed in particolare di Santa Rosalia immagino) alle reti! Io adoro questo dialetto.

Dopo essermi riempito gli occhi e il cuore dei profumi e dei colori della tonnara di Scopello mi rimetto di nuovo sulla strada per raggiungere finalmente San Vito Lo Capo.
L’unica strada percorribile si srotola come una lingua di cemento in lunghissimi rettilinei, che ricordano le strade dei film americani nel deserto, attraverso un’immensa zona collinare dove oltre i rari, piccoli centri abitati troviamo immense coltivazioni di ulivi ed ampie praterie arse dal sole.

E’ proprio questo lungo tratto di strada che crea nella mia mente lo stacco definitivo proiettandomi in un altrove che non conosco ma che ho tanta voglia di scoprire. Questa è la Sicilia che ho accarezzato già altre volte con la fanstasia ma che adesso mi cingo a conoscere ancora più in profondità, come fossero l’anima ed il passato di una donna.
Ulivi, papaveri, l’erba verde alternata a quella gialla già bruciata dal sole di maggio insieme ai fichi d’india in fiore mi fanno sentire d’un tratto lontanissimo da casa, come se stare in Sicilia significasse essere lontano tanto nello spazio quanto nel tempo. Vengo invaso dalle immagini dei deserti messicani e poi da quelle dei film di Giuseppe Tornatore.

Capisco di essere quasi arrivato a San Vito Lo Capo quando passo vicino della baia di Santa Margherita che calamita il mio sguardo con quelle scogliere a picco sulle verdi acque di un mare cristallino quanto selvaggio. L’arrivo in paese mi riproietta di nuovo altrove, con quelle sue case bianche, basse e senza tetto… tipiche dei paesi caldi. Seguo il mio istinto ancor prima del navigatore e decido di buttarmi nei vicoli per respirare quell’atmosfera che mi sta già velocemente conquistando.

La prima passeggiata per San Vito l’ho trascorsa praticamente per intero a fare fotografie tra gli stretti ed ordinatissimi vicoli decorati da un infinità di fiori e piante esotiche tra cui fichi d’india, cactus e bellissime piante di limoni!
Il sole scotta e l’ombra riesco rubarla soltanto alle piccole piazze che accolgono le alte palme le cui fronde si muovono al vento dando la sensazione di accarezzare quel bellissimo cielo azzurro segnato soltanto dalle scie degli aerei.

Cerco via Savoia sulla mappa che mi ha regalato il proprietario dell’appartamento che ho preso in affitto e senza renderme conto tra la vista di un cannolo siciliano ed una graffa i miei occhi si posano finalmente su una della spiagge più belle che io abbia visto!
Una lunga distesa di sabbia bianca bagnata da un mare caraibico in quel momento così placido da non lasciar quasi trasparire nemmeno una minima onda. Le palme sulla spiaggia mi riportano con la mente alle Canarie, anche se qui non è Maspalomas e non ci sono 7 Km di dune del Sahara riversate sulla costa. Anzi, subito alle spalle della spiaggia qui ci sono bar, ristoranti, alberghi, ed una bellissima piazza dove godersi una, due o cento brioches col gelato nascosti all’ombra delle piante! E se non è un gelato può essere una fetta di cassata, o un caldo freddo, o un cannolo, oppure uno qualsiasi dei tantissimi altri dolci che si trovano in Sicilia.

Prima di partire ho scritto tutti i luoghi da visitare su un foglio, ma non ho più bisogno di cercarlo, perchè come sempre quando sono in viaggio voglio sentirmi libero da ogni genere di impegno e decido così di fare soltanto quello che l’istinto mi suggerisce.
Il primo giorno decido di non muovermi da San Vito anche perchè la mattina mi sono svegliato alle 3.00 e la stanchezza comincia inesorabile ad affacciarsi.

La mattina seguente invece, dopo la mia prima dolcissima colazione a base di graffa e spremuta d’arancia riempio lo zaino d’acqua e pane cunzato deciso a visitare la Riserva dello Zingaro.
Prendo l’auto e mi avventuro per le strade deserte e soleggiate, arrampicandomi con la mia panda sulle pendici del monte oltre il quale ha inizio un sentiero che collega San Vito a Scopello.
Un sentiero lungo 7 Km immerso nella vegetazione tra calette da sogno, grotte preistoriche e scorci di Mediterraneo che tutto il mondo ci invidia.

Sono partito da casa con le mie all star bianche ai piedi che non sono di certo le scarpe ideali per camminare su rocce e gradini in pietra, così decido di non esagerare e nell’arco di mezza giornata visito le prime 3 calette indicate sulla mappa rilasciatemi all’ingresso di questo parco protetto.

Oltre a me ci sono soltanto turisti stranieri e coppie giovani. Per un momento mi prende lo sconforto per essere qui solo, poi cerco di non pensarci e decido di fare il mio primo bagno anche se l’acqua è davvero gelida! Mangio il mio buonissimo pane cunzato e torno alla macchina per concludere la giornata sulla spiaggia di San Vito.

Verso sera la solitudine prende però di nuovo il sopravvento, e siccome San Vito nel mese di maggio appare ancora semi deserta mi improvviso di godermi il tramonto da Trapani per poi cenare direttamente li in città.
Lungo la strada faccio tappa a Bonagia ed alla sua tonnara, per poi proseguire in direzione del centro storico di Trapani.

Lascio l’auto in un grande parcheggio vista mare e procedo a piedi verso il centro, mi perdo, chiedo informazioni a delle ragazze e mi diverto nel sentire il loro accento. Qui tutto mi sembra più lento, guidano alla metà della mia velocità, parlano più lentamente e ti servono anche più lentamente al ristorante. La sera decido di saggiare la famosa pizza trapanese e così scelgo la pizzeria più famosa della città. Mi godo la pizza e poi rimango al tavolo isolato per circa 40 minuti prima che il cameriere decida di prendermi di nuovo in considerazione. Può sembrare che io stia dicendo questo con disprezzo, invece questa lentezza mi ha legato ancora di più a questa terra, perchè mi è sembrato di allontanarmi dalla frenesia milanese per ritornare a quando il presente veniva assaporato con molto più gusto.

La luce del sole tarda a calare e così ne approfitto per girovagare per il centro fino a che non mi ritrovo a percorrere il lungo mare sulle mura, da cui osservo forse lo scorcio più bello della città. Da qui riesco a vedere tutta la lunga fila di vecchie case che separano il centro dalle spiagge. I colori del tramonto colorano di un giallo quasi cinematografico le mura e di nuovo mi sento riportato indietro nel tempo. Anche se a riportarmi al presente è la presenza costante di turisti stranieri, in particolare un gruppo di ragazze cinesi che fotografano dei pescatori che mentre tirano su le reti chiedono loro 10€ in cambio dell’autorizzazione a fotografarli. Cinesi vs Trapanesi.

Al primo buio decido di camminare ancora un pò e arrivo alla Torre di Ligny a cui però non mi avvicino molto per non disturbare le diverse compagnie di ragazzini che si sono appostate qui per chiacchierare.
Finita la serata torno verso casa e visto che il meteo per il giorno successivo dice che sarà brutto decido di puntare la sveglia e l’indomani di scendere oltre Trapani, fino a Marsala.

La mattina seguente mi accingo a gustarmi una ricca e dolce colazione, questa volta a base di graffe per poi riprendere l’auto e cominciare il mio viaggio verso il sud della Sicilia.
Supero Bonagia e Trapani, passo a ridosso dell’aeroporto Birgi di Trapani e raggiungo così Marsala, città famosa per il suo vino e per le sue saline.
Purtroppo il tempo non è dalla mia parte perchè tira un forte vento con della pioggia tanto che anche coprirmi col mio ombrellino diventa una mission impossibile. Mi abbandono così all’idea di lavarmi direttamente con la pioggia per oggi.

Avevo immaginato di visitare la città col sole per godere dei colori delle sue chiese e monumenti, ma purtroppo questo cielo plumbeo rovina un pò l’atmosfera. Così decido di non sprecare troppe energie camminando e cerco sul mio smartphone la “migliore pasticceria di Marsala”.
Per fortuna è proprio a circa 100 metri da dove mi trovo, ed anche se mancano meno di 15 min alla chiusura entro e chiedo un cannolo siciliano accompagnato da un bicchiere di Marsala. I proprietari, il padre e la giovane figlia, mi accolgono con simpatia ed accorgendosi (non capisco come! eheh) delle mie origini milanesi comincia una bella chiacchierata conclusa ben 20 minuti oltre la chiusura del negozio.

Nel mentre oltre al cannolo chiedo loro anche una genovese al pistacchio che mi godo sempre con del buon marsala. Il proprietario è anche un pittore e mi mostra così le sue opere, dei bellissimi e coloratissimi dipinti delle saline che mi confessa di riuscire a vendere spesso anche a turisti stranieri ed addirittura americani.
Con 800 calorie in più in corpo e dopo questa chiacchierata mi avvio verso l’auto per tornare verso casa, con l’intenzione di salire ad Erice prima del tramonto.

Erice è un antico borgo millenario che si trova sulla montagna proprio alle spalle di Trapani. Anche questa visita è stata purtroppo rovinata dal tempo perchè una volta raggiunta Erice non solo pioveva ma faceva addirittura freddo.
Decido comunque di visitarla complici i racconti che mi sono stati fatti e tutte le suggestioni che quest’ultimi hanno creato in me nei mesi passati.
Il luogo che più di tutti forse porta turisti sin quassù è però forse il castello di Venere costruito in un luogo angusto a picco sulla vallata da cui si gode di una vista davvero invidiabile della città e della costa fino a San Vito.

Il giorno successivo il meteo è di nuovo contro di me e così prima di andare a dormire decido di azzardare un ritorno a Palermo.
Nonostante il brutto tempo Palermo offre comunque l’opportunità di trascorrere la giornata all’aperto, tra piazze, parchi, monumenti e locali.

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4 volte a Palermo, e mai 1 volta in cui mi sia allontanato da qui senza un carico di nostalgia. La amo, ma questo non sarebbe stato possibile se non grazie a una persona, che ha saputo accendere un 🔥 difficile da domare. E a cui sostanzialmente è legata questa nostalgia. Nel mio intimo mi sento parte di questa cittá, perche l’ho vissuta davvero e non riesco a sentirmi solo un turista. Le origini contano, ma i legami affettivi che si creano nell’arco della nostra vita con altre persone ci rendono parte di qualcosa di piu grande. Scherzo sempre descrivendo Palermo ma mi piace camminare per quartieri come Ballarò, la Vucciria, il Capo, la Kalsa… e poi via Maqueda, via Vittorio Emanuele, via Libertà… dove forse ho scattato la foto a cui tengo di piu. I suoi colori e i suoi profumi qui coincidono con le fantasie che solo una donna può generarti dentro. ☆☆☆ #palermo #domanisarásempremeglio #palermo_cartoline #ilovepalermo #igerssicilia #vivosicilia #yallerspalermo #italianlanscape #sicilia_pics #palermo_photogroup #beautifulpalermo #igerspalermo #palermotoday #palermobedda #palermogirl #vivopalermo #siciliagram #siciliabedda #palermo_city #amopalermo #palermocity #palermocentro #palermoinlove #uausicilia #clickfor_palermo #ballarò #mercatodiballaro

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E poi finalmente riecco il sole, torno così sulla spiaggia di San Vito Lo Capo con una brioches col gelato in mano in un giorno in cui la luce rende finalmente piena giustizia agli splendidi colori di questo angolo di mondo che sembra il luogo ideale per catturare quei momenti che valgono da soli una vita intera.
Decido di camminare un pò e vado al piccolo porto del paese, dove anche vicino delle barche l’acqua appare limpida, addirittura quasi in sintonia con i colori accesi di certe barche.

Lasciare la Sicilia è sempre difficile per me, ma questo rende altresì facile che io ci ritorni. Nella mia mente già fioriscono le fantasie per nuove scoperte. Rieccheggiano come note musicali i nomi di Agrigento, Catania, Siracusa, Taormina… e poi di nuovo di Palermo. In 1,20 ore di volo passo da un mondo ad un altro, e mentre il primo sembra quello reale è nel secondo che io ho riversato gran parte dei miei sogni più reconditi.


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