3 Ciaspolate da non perdere in Valtellina

Ciaspolate in Valtellina

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Ciaspolare è una delle attività invernali più praticate in assoluto quando c’è neve!
Il successo delle ciaspole è essenzialmente dovuto dal fatto di essere un estensione del trekking che permette a tutti gli appassionati della montagna di continuare ad affettuare bellissime escursioni anche quando, fino a pochi anni fa, si praticavamo lunghe soste che andavano dalla fine dell’autunno fino all’inizio della primavera (a causa dei sentieri ricoperti di neve e ghiaccio)

L’inverno è stata per molti anni la stagione degli sciatori ma oggi grazie a svariati tipi di ciaspole le nostre montagne sono battute anche da tante persone che non rinunciano più alle proprie escursioni preferite nemmeno quando i sentieri sono sommersi sotto centimetri se non metri di neve!

La neve e il suo magnifico silenzio. Non ce n’è un altro che valga il nome di silenzio, oltre quello della neve sul tetto e sulla terra. (Erri De Luca)

La storia delle CIASPOLE
Inizialmente le ciaspole erano fatte di corda intrecciata e legno, oggi sono per lo più di plastica o di materiale simile. Il nome ciaspole è un termine del ladino noneso (val di Non), ed è entrato nel linguaggio comune dopo il successo de “La Ciaspolada”. La prima edizione ha avuto luogo a Tret, frazione di Fondo (val di Non), con partenza ed arrivo in località Plazze.
Nonostante il termine ciaspole sia evidentemente moderno e di origini italiane l’utilizzo delle racchette da neve ha comunque una storia ben più antica ed affascinante. Non esiste nessuna evidenza archeologica che testimoni l’utilizzo delle racchette da neve ma si crede che una sorta di attrezzo che aiutasse l’uomo a camminare d’inverno si sia sviluppata in Asia Centrale circa 4000 anni prima di Cristo.

In Europa le racchette giunsero solo nel 1700, portate dalle armate britanniche e francesi, che se ne avvalsero per percorrere le regioni al confine con il Quebec e il New England durante la Guerra d’Indipendenza. Nell’era moderna ciaspolare è ormai un’attività per tutti praticata quasi quanto lo sci e sulle Alpi è facile incontrare persone intente in brevi o lunghe passeggiate sulla neve.

3 Ciaspolate da non perdere
Ma veniamo ora a tre luoghi in cui effettuare delle bellissime ciaspolate!
Non vogliamo elencare i posti migliori in assoluto, sarebbe anche difficile farlo, ma vi proporremo qui 3 luoghi in cui noi abbiamo avuto un’esperienza diretta e che ci sentiamo quindi di suggerirvi!

Val Gerola
da Fenile a Pescegallo
Siamo in Val Gerola, a pochi minuti d’auto da Morbegno, una delle valli più affascinanti e selvagge della Valtellina! Agli amanti delle ciaspole suggeriamo il sentiero che da Gerola Alta porta fino a Pescegallo e che noi cominceremo però a percorrere all’altezza di Fenile. Lasciamo l’auto nel parcheggio lungo la strada e, ciaspole ai piedi, seguiamo il sentiero battuto che costeggia il torrente. Dopo pochi metri ci inoltriamo nel bosco per poi salire piano in pineta immersi in un’atmosfera davvero da favola! Ai lati del sentiero noteremo le varie costruzioni del percorso vita che nella bella stagione vengono utilizzate per fare qualche esercizio durante la camminata. Il profumo della pineta ci accompagnerà quasi sino al termine del percorso quando finalmente scorgeremo dinnanzi a noi gli impianti di risalita che portano al rifugio Salmurano. Per chi ha ancora energie da spendere è possibile salire lungo una strada battuta che, tornante dopo tornante, ci porta a quota 1.848 metri proprio a ridosso del rifugio e delle piste da sci. In alternativa potete fare come noi, salire al rifugio Salmurano con la seggiovia (godendo oltretutto di un bellissimo panorama) per poi scendere lungo il sentiero appena citato con le ciaspole!
Durata: 1,5 ore circa (da Fenile a Pescegallo + discesa dal rifugio Salmurano dopo la salita in seggiovia)

Valmalenco
Dall’Alpe Prabello all’Alpe Campagneda
Siamo in Valmalenco, in prossimità del maestoso Pizzo Scalino (3.163 metri)
Per raggiungere l’Alpe Campagneda occorre parcheggiare l’auto a Campo Moro e da qui, ciaspole ai piedi, intraprendere il facile sentiero che sale piano in direzione del rifugio Ca Runcasch.
L’escursione è semplice e gradevole, con lo sguardo che man mano si apre sempre di più sull’ampia vallata sottostante. Raggiungere l’Alpe Campagneda è questione di 1 ora circa e da qui proseguiamo poi in direzione dell’Alpe Prabello (ben segnalata da diversi cartelli)

Se già di per se l’Alpe Campagneda vi colpirà per la sua bellezza ecco che rimarrete davvero a bocca aperta dinnanzi all’incredibile fascino dell’Alpe Prabello dove incontreremo anche il famoso Rifugio Cristina (2.287 metri). Un’ampio pascolo completamente esposto al sole e riposto praticamente ai piedi del Pizzo Scalino che con i suoi 3.163 metri fa da avamposto tra l’Italia e la Svizzera.
Da Campagneda a Prabello ci vogliono circa 25 minuti di gradevole ciaspolata, per lo più in pianura con qualche sali e scendi. Dall‘Alpe Prabello possiamo scegliere poi se tornare indietro a ritroso dallo stesso identico sentiero o se compiere una sorta di anello continuando in direzione del Sasso dell’Agnello. Questa seconda opzione è consigliata esclusivamente in presenza di una quantità adeguata di neve e soprattutto a chi è già pratico di questa attività in quanto il sentiero si presenta decisamente più ripido e difficoltoso (difficoltà Escursionistica). Dal Sasso dell’Agnello occorrerà poi camminare sulla strada per circa 15 minuti prima di tornare al parcheggio di Campo Moro.
Durata: 2 ore circa (salita + discesa da Campomoro)

Qui sotto una fotografia dell’Alpe Prabello, sullo sfondo il Pizzo Scalino

Madesimo
Dall’Alpe Motta alla statua di Nostra Signora d´Europa
Siamo a Madesimo, in Valchiavenna, in una delle zone più conosciute dal turismo grazie soprattutto dalla sua distanza dalla città di Milano (circa 2 ore d’auto dal capoluogo lombardo)
Lasciata l’auto in uno dei parcheggi di Madesimo proseguiamo a piedi e ciaspole in mano lungo la strada privata che in circa 20 minuti ci porta nella località di Motta. In alternativa possiamo scegliere di salire a Motta tramite la comoda seggiovia. Poco dopo il cartello di “benvenuto” lungo la strada (vedi foto) incontreremo invece i cartelli che indicano il sentiero per il Lago Azzurro.

Il sentiero si presenta facile e ben battuto; sale da prima immerso nella pineta per poi aprirsi di nuovo una volta raggiunta la bellissima località di Motta di Sopra dove non potremo non notare le caratteristiche case immerse nel bianco della neve che durante l’inverno ricopre questi ampi pascoli.
Da qui proseguiamo in direzione degli impianti di risalita dove saremo poi costretti ad attraversare le piste per arrivare alla nostra meta, ossia l’imponente statua di Nostra Signora d’Europa da cui si gode di un paesaggio mozzafiato! Dalla statua è possibile scegliere poi se tornare indietro ciaspolando sui prati innevati fuori da ogni sentiero battuto, in direzione della viva località di Motta, o se ripercorrere a ritroso lo stesso identico sentiero dell’andata.
Durata: 2 ore circa (andata + ritorno da Motta sino alla statuta della Madonna)

Oltre alle ciaspolate qui sopra citate vogliamo darvi comunque altri 3 utili spunti. Per chi ama la Valle d’Aosta ci sono di fatto due luoghi in cui è possibile indossare le ciaspole, Plan Maison a Cervinia e Cheneil. Per chi si vuole spingersi invece sino in Svizzera consigliamo Andermatt con la lunga pista che scende da Natschen!
Vi rimandiamo quindi agli articoli di quelle Gite per trovare tutte le informazioni necessarie e per visualizzare le gallerie fotografiche di questi luoghi meravigliosi!

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Roby

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